Audit readiness

L’audit dovrebbe verificare. Non ricostruire.

Le evidenze devono nascere durante il processo, essere collegate ai controlli e avere ownership, data, validità e tracciabilità.

Confronto tra evidenze sparse e un modello strutturato di verifica

Il giorno dell’audit è troppo tardi per iniziare a cercare le prove.

Quando documenti, approvazioni e responsabilità sono distribuiti tra cartelle, email e persone diverse, ogni verifica diventa un lavoro di ricostruzione. Il problema non è soltanto trovare i file: è dimostrare a quale controllo appartengono, chi li ha prodotti e se sono ancora validi.

Ogni evidenza deve avere un contesto

  1. 01

    Control: quale requisito o controllo dimostra?

  2. 02

    Owner: chi è responsabile?

  3. 03

    Evidence: quale documento, registro o attività produce la prova?

  4. 04

    Frequency: con quale frequenza deve essere aggiornata?

  5. 05

    Validity: fino a quando può essere considerata valida?

  6. 06

    Traceability: chi l’ha prodotta e quando?

Dalla raccolta manuale alla disponibilità continua

  1. Collegare

    Associamo ogni controllo alle evidenze realmente necessarie.

  2. Assegnare

    Definiamo owner, frequenza e responsabilità di aggiornamento.

  3. Verificare

    Identifichiamo evidenze mancanti, scadute o non sufficientemente tracciabili.

Cosa deve essere disponibile prima dell’audit

  • registro dei controlli

  • mappa delle evidenze

  • owner per controllo ed evidenza

  • data di raccolta e validità

  • evidenze mancanti o scadute

  • storico delle verifiche

  • struttura esportabile per revisori e auditor

Richiesta

Quanto tempo richiede oggi ricostruire le evidenze?

Descrivi il framework, l’audit o il processo di verifica che devi gestire. Il primo obiettivo è capire dove si trovano le prove e chi ne è responsabile.